La ricerca di alternative al 6PPD per la protezione degli pneumatici registra nuovi sviluppi. A distanza di pochi giorni, Flexsys e Lanxess hanno comunicato importanti progressi nei rispettivi programmi: la prima ha ristretto a due molecole la selezione dei candidati destinati a sostituire il 6PPD, mentre Lanxess ha annunciato il lancio di Vulkanox 4060, agente anti-invecchiamento a base di CCPD per il quale è stata completata la registrazione Reach nell’Unione europea.
Il 6PPD è un agente anti-invecchiamento utilizzato negli pneumatici per proteggerli dai danni provocati dall’ossigeno e dall’ozono. Da alcuni anni l’attenzione si è concentrata in particolare sul 6PPD-chinone (6PPD-Q), prodotto di trasformazione del 6PPD associato alla mortalità del salmone coho negli Stati Uniti. La ricerca industriale punta quindi a individuare sostanze capaci di mantenere le prestazioni richieste negli pneumatici migliorandone al tempo stesso il profilo ambientale.
Lanxess ha sviluppato a questo scopo Vulkanox 4060, il cui principio attivo è CCpd (N,N’-Dicyclohexyl-p-phenylenediamine). Secondo l’azienda, i test condotti da Lanxess e dai suoi clienti indicano per il CCPD prestazioni tecniche comparabili a quelle del 6PPD. Negli studi ambientali svolti finora, inoltre, il suo prodotto di trasformazione, CCPD-chinone, non ha mostrato effetti acuti osservabili sul salmone coho fino al limite di solubilità.
Con il completamento della registrazione EU Reach, Vulkanox 4060 può ora essere commercializzato anche sul mercato europeo. Lanxess prevede di avviarne la prima produzione commerciale nel quarto trimestre del 2026, rispondendo, spiega la società, all’interesse manifestato soprattutto dai clienti negli Stati Uniti e in Europa. Lo sviluppo del prodotto è stato condotto secondo il principio aziendale “Safe and Sustainable by Design”, considerando fin dall’inizio aspetti quali degradabilità, bioaccumulo, tossicità acquatica e requisiti normativi.
Un percorso differente è quello seguito da Flexsys, che il 27 agosto ha annunciato di aver completato la fase di screening delle possibili alternative e di aver concentrato il programma di sviluppo su due molecole finaliste. Entrambe appartengono a famiglie chimiche diverse dalle PPD e, secondo l’azienda, non formano prodotti di trasformazione chinonici durante l’utilizzo. I test effettuati nei laboratori Flexsys e con partner industriali esterni avrebbero inoltre raggiunto gli obiettivi fissati dall’azienda in termini di sicurezza, prestazioni e caratteristiche ambientali.
Per approfondire la valutazione dei due candidati, Flexsys ha siglato un Cooperative Research and Development Agreement (CRADA) con lo U.S. Geological Survey (USGS). Gli scienziati dell’ente statunitense condurranno test indipendenti sui potenziali effetti delle molecole e dei loro prodotti di trasformazione sul salmone del Pacifico e su altre specie acquatiche. Il programma comprenderà metodologie di prova esistenti e nuovi approcci basati anche su linee cellulari.
Parallelamente Flexsys sta lavorando all’ottimizzazione dei processi produttivi e all’iter regolatorio necessario per arrivare alla commercializzazione. Un elemento potenzialmente importante per la futura industrializzazione è che, secondo la società, entrambe le molecole candidate utilizzano sostanzialmente la stessa chimica intermedia impiegata oggi nella produzione del 6PPD. Ciò potrebbe consentire di sfruttare gli impianti chimici esistenti, favorendo una più rapida adozione e limitando gli investimenti necessari per il passaggio alla produzione su larga scala.
(Foto di Bacsica da iStock)









