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Il mercato mondiale della gomma ha iniziato il 2026 con una netta contrazione della domanda, ma nella seconda parte dell’anno potrebbe trovarsi di fronte a condizioni di offerta più tese, soprattutto per la gomma naturale. È il quadro che emerge dalle più recenti analisi dell’International Rubber Study Group (IRSG).

Secondo i dati pubblicati nel Rubber Statistical Bulletin, nel primo trimestre del 2026 il consumo mondiale complessivo di gomma è diminuito del 5,3% rispetto allo stesso periodo del 2025, a fronte di una riduzione della produzione del 3,3%. Il rallentamento ha interessato soprattutto EMEA e Americhe, dove i consumi sono scesi rispettivamente del 9,7% e del 10,9%, mentre l’Asia-Pacifico ha mostrato una maggiore tenuta, limitando il calo allo 0,5%.

La flessione è stata particolarmente marcata per la gomma naturale (NR): nel trimestre la produzione mondiale è diminuita dell’1,2%, mentre il consumo ha registrato un calo del 6,3%. In contrazione anche gli scambi internazionali, con importazioni in diminuzione del 4,8% ed esportazioni del 9,4%. Per la gomma sintetica (SR), invece, la produzione è scesa del 4,7% e i consumi del 4,3%.

Lo scenario, tuttavia, è cambiato nel corso dell’anno. In un’analisi pubblicata il 28 agosto, l’IRSG sottolinea infatti che il mercato mondiale della gomma naturale dovrebbe rimanere in deficit nel 2026 e che i consumi si stanno mostrando più forti rispetto alle attese formulate nei primi mesi dell’anno, sostenuti in particolare dalla domanda dei principali mercati asiatici. Finora gli acquisti sono rimasti prevalentemente legati alle necessità immediate, senza un significativo processo di ricostituzione delle scorte.

Proprio la combinazione tra scorte contenute e possibili problemi sul fronte dell’offerta potrebbe aumentare la tensione nella seconda metà del 2026. Tra i principali fattori di rischio l’IRSG indica El Niño (il fenomeno climatico periodico legato al riscaldamento anomalo delle acque superficiali del Pacifico equatoriale, che può modificare i regimi delle precipitazioni e delle temperature in diverse aree del mondo): eventuali condizioni meteorologiche avverse nelle principali aree produttrici potrebbero ridurre i giorni di tapping (ovvero le giornate in cui le condizioni consentono di incidere gli alberi della gomma e raccogliere il lattice, ndr), le rese e quindi la produzione di gomma naturale. Se ciò avvenisse mentre i consumi continuano a superare le precedenti aspettative, il margine disponibile per assorbire una riduzione dell’offerta sarebbe limitato.

A complicare il quadro contribuisce la gomma sintetica. Gli elevati costi del petrolio e delle materie prime petrolchimiche hanno mantenuto relativamente alti i prezzi della SR, fornendo indirettamente sostegno anche alla gomma naturale attraverso gli effetti di sostituzione. Secondo l’IRSG potrebbe quindi verificarsi una doppia pressione: tensioni sul petrolio capaci di mantenere elevati i costi della gomma sintetica e, contemporaneamente, condizioni climatiche sfavorevoli in grado di limitare la produzione di gomma naturale.

La variabile decisiva potrebbe diventare il comportamento delle scorte. Se le prospettive della domanda per il 2027 dovessero rafforzarsi, gli acquirenti che oggi mantengono inventari ridotti potrebbero iniziare a ricostituirli, aggiungendo ulteriore domanda al mercato fisico. Per l’IRSG, quindi, la questione centrale per la seconda metà del 2026 non è soltanto la permanenza del deficit della gomma naturale, ma se e quando questo squilibrio si tradurrà in una reale tensione commerciale e in una pressione più duratura sui prezzi.

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