L’industria italiana delle macchine, attrezzature e stampi per plastica e gomma chiude il 2025 con un fatturato di 4,62 miliardi di euro, in calo del 4,2% rispetto all’anno precedente, ma conferma una forte proiezione internazionale grazie a una quota export pari al 73% del giro d’affari. È quanto emerso dall’assemblea annuale di Amaplast, l’associazione che rappresenta circa 170 costruttori italiani del settore, nel corso della quale sono anche stati eletti i nove componenti del Consiglio Generale per il biennio 2026-2028: Alessandro Balzanelli (FB Balzanelli), Michele Bandera (Bandera), Elena Barrale (Euroviti), Alessandra Bosco (Inglass), Andrea Comerio (Comerio Ercole), Alberto Piva (Pet Solutions), Fabiola Plebani (MAST), Renzo Privitera (Gefran) e Corrado Zanga (Uniloy).
Secondo i dati dell’Indagine Statistica Nazionale realizzata dal Centro Studi MECS-Amaplast, il comparto conta 435 aziende e quasi 15.300 addetti. Le esportazioni, pur arretrando del 5% dopo quattro anni consecutivi di crescita, hanno raggiunto 3,41 miliardi di euro, confermandosi il principale motore del settore.
Tra i mercati esteri spicca l’India, dove le vendite di tecnologie italiane sono cresciute del 40% nel 2025, seguita dalla Cina (+8%). Crescono anche gli Stati Uniti (+9%), che hanno quasi raggiunto la Germania come prima destinazione dell’export italiano di settore, con valori prossimi ai 380 milioni di euro.
Nella sua relazione, il presidente Massimo Margaglione ha definito il bilancio del comparto «non particolarmente allarmante», ricordando che il rallentamento segue un quadriennio di crescita e si inserisce in un contesto internazionale segnato da tensioni geopolitiche e incertezze economiche. Margaglione ha inoltre indicato nella Cina il principale concorrente strategico per il prossimo decennio, sottolineando come il Paese asiatico sia ormai un competitor industriale e tecnologico di primo piano. Per mantenere la competitività, secondo il presidente di Amaplst, saranno necessari investimenti in innovazione, sostenibilità, competenze e una politica industriale europea più incisiva.
Dopo l’assemblea, c’è stata una relazione del direttore della Fondazione Edison Marco Fortis, che ha evidenziato la capacità di tenuta dell’economia italiana, ricordando come il Paese sia oggi il primo al mondo per diversificazione dei prodotti esportati e come alcune categorie di macchine per plastica e gomma abbiano guadagnato quote di mercato a livello internazionale tra il 2019 e il 2025. Fortis ha inoltre indicato una possibile crescita dell’economia italiana compresa tra lo 0,6% e lo 0,7% annuo nel prossimo triennio.
Nel confronto finale, il giornalista e storico Paolo Mieli, affiancato da Simone Spetia, ha spostato l’attenzione sul quadro geopolitico internazionale e sulle prospettive europee. Mieli, in particolare, ha osservato come i grandi conflitti storici presentino spesso fattori scatenanti molteplici e siano accompagnati da profonde trasformazioni economiche e sociali, ricordando però che alle crisi sono frequentemente seguite fasi di forte rinascita e sviluppo. L’ottimismo di Mieli è stato suggellato dal suo invito finale – “Fate figli” – a rafforzare la sua convinzione che presto ci lasceremo alle spalle questo periodo storico così difficile.
(Foto di D. Garbillo)









