Negli Stati Uniti il settore manifatturiero continua a rafforzarsi nonostante le tensioni internazionali e le criticità energetiche legate alla guerra in Iran e alla chiusura dello Stretto di Hormuz. È quanto emerge da un aggiornamento sulla supply chain internazionale basato sui dati dell’Institute for Supply Management (ISM) e pubblicato nel report “Supply Chain Briefing” di Lisa Anderson.
Secondo l’analisi, il comparto manifatturiero statunitense ha registrato il quarto mese consecutivo in territorio espansivo, sostenuto dalla crescita dell’intelligenza artificiale, dei data center, dell’industria della difesa e dall’aumento della produzione interna finalizzata a ridurre i rischi geopolitici e l’impatto dei dazi commerciali.
La chiusura dello Stretto di Hormuz sta invece generando forti ripercussioni sui Paesi maggiormente dipendenti dal petrolio mediorientale, tra cui Europa, Cina, Giappone e Australia. In quest’ultimo Paese oltre 500 stazioni di servizio risultano colpite da carenze di carburante, mentre i prezzi energetici continuano a crescere. Parallelamente si registra un numero record di petroliere dirette verso gli Stati Uniti per acquistare petrolio e gas naturale liquefatto, contribuendo all’aumento delle esportazioni energetiche americane.
Secondo il report, le aziende più proattive stanno intervenendo direttamente sulla gestione della supply chain per rafforzare capacità produttiva, agilità operativa e resilienza industriale. Tra le priorità indicate emergono l’incremento rapido della produzione, l’adozione di tecnologie basate sull’intelligenza artificiale e l’utilizzo di sistemi avanzati di pianificazione, ERP e business intelligence per migliorare efficienza e competitività.
(Image by Tobias Wahlqvist from Pixabay)









