Un gruppo di ricercatori dell’Università di Bath, in Inghilterra, ha sviluppato un prototipo di catalizzatore a base di carbonio capace di decomporre le PFAS, le sostanze chimiche note come “forever chemicals”. Lo studio, pubblicato recentemente sulla rivista scientifica RSC Advances, descrive una tecnologia ancora allo stadio di prototipo ma potenzialmente promettente per affrontare uno dei problemi emergenti più discussi nel campo dell’inquinamento chimico.
Il sistema ideato dai ricercatori è un fotocatalizzatore basato su nitruro di carbonio combinato con un polimero microporoso rigido. Il polimero consente di legare le PFAS al catalizzatore, che utilizza la luce per decomporle in anidride carbonica e fluoruro, una sostanza chimica molto meno critica e presente, tra l’altro, anche in alcuni dentifrici.
Le PFAS, che includono anche i fluoroelastomeri, sono attualmente oggetto di grande attenzione da parte dell’European Chemical Agency (ECHA) e, di conseguenza, anche da parte del mondo della gomma. Sono definite forever chemicals (“inquinanti eterni”) perché estremamente stabili dal punto di vista chimico: non si degradano in natura e tendono ad accumularsi nel corpo umano, nei sistemi idrici, nella catena alimentare e nell’ambiente in generale.
Non è ancora completamente chiaro quali siano gli effetti a lungo termine sulla salute umana e sugli ecosistemi, ma alcuni studi hanno associato l’esposizione a queste sostanze a un aumento del rischio di cancro.
Oltre alla possibile applicazione nella degradazione delle PFAS, la tecnologia sviluppata dai ricercatori potrebbe essere utilizzata anche per realizzare sensori in grado di rilevare queste sostanze nell’ambiente, un’operazione oggi complessa e costosa dal punto di vista tecnico.
Al momento il sistema si trova ancora in fase di prototipo. Il team di scienziati è quindi alla ricerca di partner industriali per ottimizzare la tecnologia e valutarne una possibile applicazione su scala industriale.








