Le microplastiche generate dall’usura degli pneumatici rappresentano una fonte significativa di inquinamento atmosferico, soprattutto nelle aree urbane caratterizzate da traffico intenso e frequenti fasi di frenata e ripartenza. In questi contesti, le concentrazioni di particelle possono risultare fino a cinque volte più elevate rispetto a zone meno esposte al traffico. È quanto emerge da uno studio internazionale pubblicato sulla rivista scientifica Atmospheric Environment, condotto nell’ambito del progetto europeo Polyrisk con la partecipazione di Enea (Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile). Il progetto, finanziato dal programma europeo Horizon 2020, mira a valutare gli effetti dell’esposizione a micro e nanoplastiche sulla salute umana.
La ricerca si inserisce nel filone di studi sugli inquinanti non derivanti dalla combustione, un ambito ancora poco esplorato e regolamentato rispetto alle emissioni di scarico, ma in costante crescita. “In città una delle principali fonti di microplastiche nell’aria è legata all’attrito degli pneumatici sull’asfalto durante la normale circolazione dei veicoli”, spiega in una nota Maria Rita Montereali, ricercatrice Enea e coautrice dello studio, sottolineando come finora solo pochi lavori abbiano quantificato in modo sistematico queste concentrazioni.
Tra il 2022 e il 2023, il team di ricerca ha monitorato tre diversi siti nell’area di Utrecht (Paesi Bassi): una strada urbana con traffico “stop-and-go”, un tratto autostradale ad alto traffico ma scorrevole e un parco cittadino situato a circa 50 metri dalla strada più vicina. Le campagne di campionamento del particolato PM10 hanno evidenziato valori più bassi nel parco (3,1-5,1 ng/m³), più elevati in autostrada (7,8-18,1 ng/m³) e massimi nell’area urbana a traffico intermittente, dove i livelli risultavano quasi cinque volte superiori rispetto al sito verde.
Per identificare le microplastiche da pneumatici, i ricercatori hanno utilizzato marcatori di gomma naturale e sintetica e il benzotiazolo, un additivo impiegato nel processo di vulcanizzazione. Quest’ultimo, spiegano i ricercatori ENEA, è risultato fortemente correlato alla presenza di particelle di gomma nell’aria ed è considerato di particolare interesse anche per gli studi di tossicità. In parallelo, sono stati analizzati anche metalli associati all’usura dei freni (come ferro, rame e cromo), che nelle aree trafficate risultavano da tre a otto volte più concentrati rispetto al parco.
Nel complesso, le microplastiche da pneumatici rappresentano in media lo 0,45% del PM10, una quota oggi relativamente contenuta ma destinata a crescere. Secondo Sonia Manzo, ricercatrice Enea e coordinatrice dello studio, l’introduzione di limiti sempre più stringenti alle emissioni di scarico potrebbe aumentare il peso relativo delle emissioni non legate alla combustione. Inoltre, la diffusione dei veicoli elettrici, pur riducendo gli inquinanti da motore, potrebbe incrementare l’usura degli pneumatici a causa del maggior peso dei veicoli.
(Foto di Toa55 da iStock)








