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Il settore delle macchine per plastica e gomma guarda con forte preoccupazione alla sospensione della misura Transizione 5.0 e al taglio della sua copertura finanziaria, ridotta dal Governo da 6,3 a 2,5 miliardi di euro. A denunciarlo è Amaplast, l’associazione dei costruttori italiani di macchine e attrezzature per la lavorazione di materie plastiche e gomma, che teme pesanti ricadute sugli investimenti programmati dalle aziende.

“Abbiamo appreso con forte preoccupazione della decisione di sospendere la misura Transizione 5.0, pur mantenendo aperta la piattaforma di prenotazione”, afferma in una nota il presidente Amaplast, Massimo Margaglione. “Si tratta di un provvedimento che mette in seria difficoltà molte imprese del nostro settore e tutto il comparto della meccanica strumentale, i cui clienti avevano avviato procedure complesse per realizzare investimenti essenziali alla transizione digitale ed energetica”.

La sospensione dei fondi ha generato un ulteriore effetto collaterale: il rapido esaurimento delle risorse per Transizione 4.0. Molte aziende, nel tentativo di salvaguardare almeno parte dei propri progetti, hanno infatti convertito – quando possibile – la domanda 5.0 in una richiesta 4.0. Anche questa strada, però, si è chiusa rapidamente, lasciando numerose realtà industriali prive di strumenti di supporto per pianificare i propri investimenti.

Amaplast chiede quindi l’individuazione tempestiva di una soluzione per tutelare le imprese, in particolare quelle che hanno già avviato progetti contando su fondi ora bloccati. L’associazione propone l’introduzione di meccanismi di prioritizzazione in vista dell’entrata in vigore del nuovo iper-ammortamento dal 1° gennaio 2026, oppure l’adozione di soluzioni-ponte di tipo finanziario, come un credito d’imposta transitorio.

L’occasione per un confronto immediato arriverà con l’incontro convocato dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy il prossimo 18 novembre. Amaplast auspica che il Governo arrivi al tavolo con alternative concrete e rapidamente attuabili, per ridurre il rischio di paralisi degli investimenti.

“Questo stop”, conclude Margaglione, “rappresenta un segnale incoerente, soprattutto in una fase economica già delicata, e genera ulteriore incertezza per le imprese. Da tempo chiediamo una politica industriale stabile e coordinata, che sostenga gli sforzi del tessuto produttivo, non incentivi a corrente alternata”.

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