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Continental continua a investire nell’uso di materiali sostenibili per la produzione dei propri pneumatici, con l’obiettivo di incrementare la quota di componenti rinnovabili e riciclati dal 26% del 2024 a oltre il 40% entro il 2030. Al centro di questa trasformazione vi sono la silice e il nero di carbonio, due riempitivi chiave che, insieme alla gomma, costituiscono la parte principale della composizione di uno pneumatico.

La silice, impiegata per ridurre la resistenza al rotolamento e migliorare l’aderenza, viene ora prodotta anche a partire dalla lolla di riso, sottoprodotto agricolo della filiera risicola, in particolare italiana e asiatica. Questa variante sostenibile, sviluppata da aziende come Solvay, richiede meno energia rispetto alla produzione da sabbia silicea, contribuendo così a un’economia circolare più efficiente. Continental è stata tra i pionieri nell’utilizzo della silice in sostituzione parziale del nero di carbonio, rivoluzionando le prestazioni in termini di sicurezza e consumo di carburante.

Per quanto riguarda il nero di carbonio, che incide fino al 20% del peso di uno pneumatico, Continental ha attivato tre filiere alternative. La prima prevede l’uso di materie prime biologiche, come il tallolio (olio derivato dalla lavorazione del legno). La seconda si basa sull’impiego di olio di pirolisi ricavato da pneumatici a fine vita, riducendo l’uso di fonti fossili. La terza, in collaborazione con Pyrum Innovations, consente il recupero diretto del nero di carbonio tramite processi di pirolisi avanzata, già applicato alla produzione di pneumatici per carrelli elevatori e in fase di validazione per impieghi più complessi.

Grazie all’approccio del bilancio di massa, Continental integra questi materiali sostenibili senza dover modificare i processi produttivi esistenti, mantenendo invariati gli standard di qualità, sicurezza e prestazioni.

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