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Secondo quanto ha pubblicato il quotidiano economico americano Bloomberg alla fine della scorsa settimana, la contrazione del prezzo globale della gomma naturale «è probabilmente giunto al termine, perché i produttori stanno trovando sempre più difficile coprire i costi e per questo taglieranno la produzione». A sostenere questa tesi è stato Luc Minguet, vicepresidente senior di Michelin, di cui Bloomberg ha ripreso un’intervista rilasciata a Singapore lo scorso 23 marzo. I futures della gomma naturale sono rimasti nel 2014 su una media di 1,583 dollari e quest’anno sono scesi a 1,433 dollari.

«Ma a questi prezzi – ha detto Minguet – vediamo che i fornitori stanno cercando di praticare degli aggiustamenti, semplicemente perché le persone che lavorano nelle piantagioni non possono sopravvivere a queste tariffe. I produttori riducono l’output».

I futures sono scesi del 75% rispetto alla valutazione record raggiunta dalla gomma naturale nel 2011 sia perché sono entrate in produzione nuove piantagioni, facendo salire decisamente la produzione di lattice di gomma sia perché l’economia cinese, che è il maggior consumatore mondiale di questa materia prima, ha decisamente rallentato rispetto alla crescita degli anni Novanta. Il calo dei costi ha consentito a gruppi come Michelin o Goodyear di tagliare decisamente i loro costi di produzione, ma ora si assiste ai tentativi di paesi come Tailandia, Indonesia e Malesia di ridurre le forniture.

Alla borsa di Singapore, il prezzo della gomma usata specificamente per la produzione di pneumatici è sceso del 5,4% nel 2015, proseguendo 4 anni di riduzione dopo che nel 2011 si era raggiunta la quotazione record di 5,75 dollari. Secondo l’International Rubber Study Group, che ha sede a Singapore, la produzione complessiva di gomma naturale nei paesi del Sud Est Asiatico è destinata a scendere nel 2016 a 51.000 tonnellate contro le 77.000 tonnellate previste nel 2015.

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